Alex Prager

 

La Fondazione Sozzani presenta per la prima volta, da 15 settembre 2019 al 6 gennaio 2020, in Italia la mostra “Silver Lake Drive” in cui la fotografa e regista Alex Prager unisce dieci anni di lavoro. La mostra è curata da Nathalie Herschdorfer, direttore del Musée des Beaux-Arts Le Locle in Svizzera. L’opera di Prager è cinematografica e trae ispirazione da ciò che la circonda, dalle esperienze personali, dalla street photography, dalla cultura pop e dai film. Applica una serie di elementi stilistici che richiamano i film noir, i thriller, il melodramma e i polizieschi. Le donne sono spesso le protagoniste del suo lavoro, guidate dall’emotività. Attraverso l’uso di colori vividi e di un immaginario vagamente familiare, Prager è in grado di ricreare un proprio mondo originale in cui esplora temi oscuri in modo seducente e inquietante. Le sue radici nascono dalla tradizione fotografica di William Eggleston, Diane Arbus e Cindy Sherman, maestri nell'arte di “congelare” un indefinibile momento del quotidiano. Il lavoro di Prager consiste in imponenti scenografie e immagini di grande formato dai colori saturi. Le sue fotografie possono essere viste come narrazioni di un singolo fotogramma che catturano storie enigmatiche definite entro i limiti della cornice. I suoi lavori sono caratterizzati dall'assenza di una narrativa lineare. Los Angeles, dove Prager è nata, è al tempo stesso l’ispirazione e lo sfondo per molte delle sue opere, come Polyester (2007), Week-end (2010) e Compulsion (2012). Benché le sue immagini sembrino catturare istanti fugaci, sono in realtà precedute da un laborioso processo di produzione. Per il film Face in the Crowd (2013), ad esempio, Prager ha impiegato una squadra di più di 150 persone, oltre a 350 comparse e a una collezione di oggetti di scena che l'artista ha raccolto per dodici anni. Il suo film La Grande Sortie, è composto da fotografie e immagini di film girati sullo sfondo dell'Opera Bastille a Parigi. La serie conduce lo spettatore in un viaggio attraverso le emozioni che l’étoile (Émilie Cozette) percepisce durante la danza – da una fermezza stoica iniziale al panico. Il film è un omaggio a una realtà allo stesso tempo comune e immaginaria, sempre inerente al cinema e al teatro.

 

 

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